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Sant’Efisio e la tradizione

24042018

La Festa per eccellenza. Quella di tutti i sardi. L'Isola si prepara per la 362° volta a seguire il cammino di Sant'Efisio


C’è una festa in Sardegna che è considerata la madre di tutte le feste. La festa che celebra la tradizione e il folclore sardo. Una giornata di celebrazione, di passione, di fede. La Festa di Sant’Efisio. Una manifestazione che ogni anno accoglie migliaia di fedeli per commemorare un culto antico e prezioso per tutti i sardi. E da anni è diventata un momento tanto amato e atteso anche dai turisti.

Sant’Efisio è il Santo di tutta la Sardegna. Vissuto durante il periodo di Diocleziano, che ne ordinò il martirio, si convertì alla fede cattolica, andando contro gli ordini dell’Imperatore. Per questo motivo fu trasferito da Cagliari alla Prigione di Nora, dove, si racconta, fu martirizzato. Ma il culto vero e proprio nacque in occasione della peste del 1652, che colpì la zona di Cagliari. In quel momento, i fedeli disperati si rivolsero al Santo per invocare la fine della tremenda epidemia. Le preghiere dei fedeli furono in qualche modo ascoltate e  ogni anno si festeggia questo evento, riproponendo in processione il cammino da Cagliari a Nora, che portò il Santo alla morte.


La Festa di Sant’Efisio si svolge ogni anno il Primo Maggio ed è arrivata oramai alla sua 362a edizione. I festeggiamenti iniziano dalla mattina, la città si blocca e tutti attendono di vedere il Santo, che solitamente risiede nella Chiesa di Sant'Efisio a Cagliari. La Statua lascia la sua dimora nel quartiere di Stampace e viene accompagnata in processione dai fedeli, che sfilano per il centro della città e proseguono sino ad arrivare alla Chiesa di Nora, in un percorso a piedi, che alcuni fedeli devoti compiono scalzi.


I partecipanti alla processione arrivano da tutta la Sardegna, vestiti con i loro abiti tradizionali. Quello a cui si assiste è una vera e propria sfilata dei paesi dell’Isola. Un tripudio di colori, di stoffe ricamate e di gioielli che adornano gli abiti delle feste. Ogni comune mantiene stretta la sua memoria e la mostra con orgoglio al pubblico, come sempre numeroso, che assiste all'evento. Alla processione si uniscono anche i cavalieri e i carri, le Traccas come vengono chiamate in sardo, sfarzosamente decorati e tirati da grossi buoi addobbati per l’occasione.


Nel passaggio dalla città alla campagna il Santo fa numerose tappe. Una delle più importanti è quella di Giorgino, in cui, in una piccola chiesetta, viene spogliato dei suoi abiti e gioielli tradizionali per indossare vesti più modeste e adatte all’ambiente contadino.


La statua del Santo rimane in trasferta nella Chiesa di campagna per 4 giorni per poi rientrare in città la sera del 4 maggio. Il rientro rappresenta la conclusione della Festa di Sant’Efisio, un’altra occasione che viene celebrata, soprattutto dagli abitanti del quartiere Stampace, che ne accolgono il ritorno con grandi e suggestivi festeggiamenti.