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Le collezioni di Beppe

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Ricordo...


Come non provare un pizzico di nostalgia guardando i vecchi giocattoli?
Questi oggetti evocano nella memoria momenti avvolti da un sentimento di calore e di affetto, i giorni dell'infanzia passati nella cerchia familiare, alla presenza degli amici più cari, nei momenti felici. Il mondo vissuto e condiviso con la mia cugina ed amica Wilma, che gioca con la sua bambola alla quale prepara minuscoli corredini, completi di scarpe, borsette e sottovesti in miniatura.

Wilma che diventa fanciulla, la fanciulla diventa signorina, la signorina che diventa donna, una donna per la quale il primo figlio sarà la continuazione della sua bambola. Il giocattolo compagno di vita.

Per un bambino il giocattolo è qualunque cosa con cui si gioca per ore: una palla di pezza, un cerchio, un barattolo di latta, un sasso raccolto da terra, un tappo di bottiglia. Ai bambini piace inventare un giocattolo, così talvolta si crea quasi una continuità tra gli oggetti di ogni giorno,  gli oggetti della natura e i giocattoli.

I Bambini ricavano fischietti da un pezzo di canna, costruiscono un carro a buoi dalla ferula, un arco e le frecce dalle stecche di un ombrello, il gioco del cirimele dal tubo di scarico di una grondaia e da due pezzi di legno, il gioco della furrisca da un buco ed alcune biglie.

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Non è raro osservare come il bambino ami mescolare oggetti di ogni genere e passi continuamente dagli uni agli altri: a lui poco importa che gli adulti li considerino dei giocattoli più o meno belli o costosi, perché è la sua fantasia, la fantasia del bambino che crea i giocattoli più belli del mondo.

Il giocattolo tradizionale, quello che, per intenderci, si trova nei negozi, è invece opera di un adulto, è prodotto sofisticato, che risponde alle leggi di mercato e che sfrutta le nuove tecnologie industriali ai fini della commercializzazione e dei profitti: in tal modo il giocattolo perde talvolta la sua anima.
Ma il bambino prenderà sempre il sopravvento sul giocattolo.
Mettiamo che si tratti di un'automobile: il bambino non lo smonterà subito ma si metterà a giocare con lei: la poserà per terra, ne osserverà le evoluzioni sotto la spinta del motore a molla, col tempo si stancherà, si spazientirà, si metterà ad osservarla, rifletterà nel tentativo di trovarne il punto debole, comincerà a frugare nei meccanismi, metterà a dura provai vari ingranaggi finché riuscirà a smontarla. Se non riesce a rimontarla con la sua fantasia, la sua manualità, la sua  immaginazione alla fine costruirà un nuovo oggetto: il gioco è diventato giocattolo.

La collezione di giocattoli


La collezione nasce casualmente una domenica mattina in una delle tante passeggiate al mercatino di San Remy di Cagliari. Il primo acquisto fatto d'impulso, per l'attrazione immediata verso un giocattolo neanche tanto bello, esposto in maniera disordinata in una delle tante bancarelle; una frazione di secondo e scatta, quasi d'istinto, il gesto di cercare i soldi per pagare subito il prezzo richiesta, senza mercanteggiare neanche un po'. 
Si è poi sviluppata in maniera estemporanea in funzione  delle occasioni di acquisto. Il tarlo del collezionista si è insinuato subdolamente portando l'interessato compratore in giro per tutta l'Europa alla ricerca di pezzi sempre più rari e di difficile reperimento.
Collezionare vecchi giocattoli vuol dire riunire pezzi che sono stati manipolati da mani infantili, pezzi segnati dal tempo con una patina che li rende vivi e pieni di fascino.

Il collezionista, acquistando un giocattolo non compra soltanto un oggetto ma anche un pezzo della sua infanzia per la memoria di qualcosa una volta in suo possesso o per qualcosa mai avuto e desiderato.

Questa esposizione in Hotel mostra solo una piccola parte della collezione, che conta oltre tremila pezzi, e cerca un filo conduttore con la proposta di diverse tipologie passando dal giocattolo povero, ricco di fascino nella sua capacità evocativa semplice ma immediata, al giocattolo "ricco", pregiato e sofisticato, tal volta esclusivo, spesso più amato dagli adulti che dai bambini.
L'arco temporale di produzione dei giocattoli collezionati parte dalla fine dell'Ottocento e si sviluppa per tutto il Novecento fino agli anni ottanta. Nell'esposizione, fra gli altri pezzi c'è un trenino che ha un significato per me un particolare perché mi ricorda le festività del Natale del 1950. Uscivo da scuola, l'istituto Riva in Piazza Garibaldi e dovevo rientrare a casa in Via Arquer.
Nel percorrere la Via Manno, rimasi affascinato dalla mitica vetrina del Signor Bolla, il negozio di giocattoli più fornito e conosciuta della Cagliari di quegli anni. Mi fermai ad ammirare un trenino elettrico Rivarossi che correva sui binari, attraversando un percorso tortuoso con passaggi a livello che si abbassavano al suo arrivare. Persi la cognizione del tempo. Rientrai a casa dopo la chiusura del negozio, a tarda sera, quando ormai i miei genitori disperati mi cercavano per tutto il quartiere della Marina.
Ne presi tante ma non ho mai dimenticato quel trenino Rivarossi che poi,  a distanza di 50 anni, sono riuscito ad acquistare. Non riesco a descrivere la felicità che si è scatenata in me nell'ammirare quel giocattolo che è l'emblema della mia infanzia e la memoria storia di un mondo diverso.



Giuseppe "Beppe" Deplano